Il sorriso del Nepal

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Il nostro viaggio in Nepal ha inizio dall’aeroporto di Kathmandu il 20 Settembre 2010. Avendo a disposizione solo dieci giorni abbiamo pensato di suddividere il nostro soggiorno in due tranches: la prima parte la trascorreremo a Kathmandu e dintorni, la seconda la dedicheremo alla visita delle antiche città-stato medievali della valle di Katmandu: Bhaktapur e Patan.Più che da turisti volevamo inoltrarci in queste terre con la mentalità aperta del viaggiatore, dimenticandoci dei ritmi delle nostre frenetiche giornate, delle preoccupazioni e delle frenesie occidentali facendoci coinvolgere totalmente il cuore e la mente da esperienze nuove e coinvolgenti. Il clima all'arrivo in Nepal e' piacevolissimo: il cielo e' azzurro pieno di nuvolette leggere bianchissime e la temperatura è mite. Completati i moduli d'ingresso in Nepal ritiriamo le nostre valige ed usciamo dall’aeroporto. “Namastè” è la prima parola nepalese che udiamo e che ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza in Nepal. Questo è il saluto che ci viene rivolto dall’autista del nostro sgangheratissimo taxi che ci attende fuori dall’aeroporto e che ci porterà alla nostra guest house. L’ idea che ci eravamo fatti del Nepal, prima del nostro arrivo, era quella di un paese magico sospeso tra cielo e terra. Fin da subito questo paese non ha deluso le nostre aspettative: ci appare un luogo di un incredibile charme caratterizzato da suoni, colori forti ed accesi, dall’aria intrisa da sapori speziati e da aromi intensi. Katmandu, la capitale del paese, ci incanta con il suo turbinio continuo ed inebriante di suoni, colori ed aromi. Nello scorso secolo il notevole sviluppo urbano della capitale l’ha trasformata in una destinazione turistica dove antico e moderno si mescolano facendola apparire come una città con più anime. Dai finestrini del nostro taxi restiamo sorpresi dalle casette con tetti e facciate di legno intarsiato, dai piccoli stupa e dai sorrisi disinteressati della gente. Ci colpiscono le stradine non asfaltate, il traffico impazzito dove i motorini, i risciò e le macchine cariche di persone corrono veloci e si incrociano per le stradine strette e animate di gente, suonando in continuazione i clacson e schivando i bambini, le donne, gli uomini e gli animali che transitano per le strade. Ma ciò che più ci stupisce è che, anche in mezzo a tutto questo caos, all’aria pregna di polvere e smog, a Kathmandu si respira un’atmosfera di pace. Persino nello sguardo indolente degli animali che camminano tranquillamente nelle strade fianco a fianco agli uomini, incuranti del traffico. Arrivati alla nostra guest house la padrona ci accoglie con l’immancabile “namastè” ed un sorriso. Il nostro alloggio è spartano ma pulito. Subito ci sentiamo a casa. Il giorno seguente ci svegliamo di buon ora: è tanta la voglia di iniziare la visita di Kathmandu che a mio avviso è un misto tra storia e spiritualità dove è facile sentirsi immersi in una altra epoca. I luoghi di maggior interesse sono concentrati intorno a Durbar Square(che significa Piazza del Palazzo) il cuore della città vecchia. Facciamo il biglietto per entrare in questa area, che raccoglie alcuni spettacolari templi della città. Entriamo ed usciamo dai templi perdendo la cognizione del tempo. Qui il tempo sembra essersi fermato: una volta entrati le ore sembrano minuti e si è pervasi da un senso di pace incredibile. Esploriamo a piedi tutta la vasta area e ci perdiamo nella miriade di stradine lastricate e, con il naso all’insù, ammiriamo le meraviglie architettoniche. Visitiamo ed esploriamo le Pagode e gli Stupa (monumenti eretti in onore di Buddha) alcuni decorati d'oro e vecchi di mille anni che si affiancano e ci stupiscono per la bellezza delle loro decorazioni. Qui si i trovano anche il Palazzo Reale ed il Kumari Bahal, costruito nel XVIII secolo, uno degli edifici più importanti e famosi perché in esso vive la Kumari, ovvero la Dea Vivente. Restiamo coinvolti dalla vita quotidiana che ci fluisce accanto: i portatori con i loro pesantissimi pacchi, i santoni itineranti, i mendicanti, i venditori di hashish e di balsamo di tigre, uomini e donne che si recano ai templi a pregare e a lasciare le offerte alle divinità. La popolazione vive la religiosità con riti estremamente interessanti, difficili da comprendere per noi occidentali, ma straordinariamente affascinanti. E’ facile comprendere perché il Nepal sia anche detto il Paese degli dei”: l'elevata spiritualità si manifesta ovunque e in ogni momento della giornata. Qui, la proverbiale tolleranza religiosa del Nepal si mostra in tutta la sua bellezza: le statue, le immagini ed i templi Buddhisti si erigono vicini a quelli Induisti ed i fedeli si ritrovano a pregare insieme con grande devozione a testimonianza di come le religioni e le credenze dei diversi culti possano convivere e mescolarsi. Nei giorni successivi andiamo alla scoperta della valle di Katmandu. Uno dei luoghi da non perdere assolutamente è il tempio buddhista di Swayambhunath detto anche "tempio delle scimmie" per le numerosissime scimmie che lo abitano. Situato su una collina dirimpetto a Katmandu il tempio già da lontano ci impressiona: la sua stupa ed i grandi occhi di Buddha disegnati sulla sua cupola sembrano osservarci e accompagnarci, per tutto il cammino, con lo sguardo. Malgrado ci sia la possibilità di prendere un autobus per raggiungere comodamente la sommità del tempio, preferiamo salire lentamente la grande scalinata, piena di pellegrini e di scimmie (per nulla intimorite da noi turisti), per goderci il panorama dall’alto. Una volta arrivati in cima, immersi in un odore di incensi bruciati, giriamo anche noi insieme alle altre migliaia di fedeli, in senso orario come vuole la tradizione, intorno allo stupa imbiancato. Passando da un’ atmosfera mistica e suggestiva ad una molto più materiale ci rechiamo a Thamel. In questa zona turistica piena di mercatini, negozi, ottimi ristoranti ed alberghi è possibile acquistare di tutto a prezzi vantaggiosissimi. Passeggiamo piacevolmente per le viuzze del quartiere, affollate dai turisti, entriamo nei graziosi negozietti che espongono coloratissime maschere in legno raffiguranti le variegate divinità o i thangka sui quali sono dipinti mandala (o ruote della vita) decisi a fare incetta di oggetti di artigianato nepalese. Al termine di un pomeriggio passato a fare shopping decidiamo di fare una sosta ristoratrice per gustarci i buonissimi “momo”, ravioli al vapore ripieni di carne di bufalo molto speziati e piccanti, tipici della cucina tibetana di cui siamo ghiotti. Continuando la visita nei dintorni di Katmandu, nei giorni seguenti, raggiungiamo la sua periferia e visitiamo il tempio hindu di Pashupatinath il più importante tra quelli dedicati a Shiva. Rimaniamo stupiti dalla vastità di questo complesso religioso costruito attorno al V secolo ma anche un po’ delusi dal fatto che in alcuni templi possano entrare solo i fedeli di religione hindu. Ci fermiamo sulle sponde del fiume Bhagmati, fiume sacro che confluisce nel Gange, ad assistere alle celebrazioni funerarie che qui si svolgono ininterrottamente per tutto il giorno. Incuriositi osserviamo i gesti ed i movimenti carichi di significati dei sadhu (i santoni hinduisti) che recitano i mantra. Il fumo e l’odore acre che provengono dai ghat (le pire ardenti delle cremazioni) ci immergono in un’atmosfera irreale ma per niente triste. Dalle sponde del fiume risuonano le risate allegre dei bambini che giocano e si rincorrono, vediamo gli uomini e le donne bagnarsi nello stesso fiume dove vengono disperse le ceneri dei defunti. Qui la vita e la morte si intrecciano in un processo circolare. In questo luogo, di un misticismo e di una spiritualità incredibile, la bellezza del paesaggio si mescola agli insegnamenti spirituali, inondando i nostri occhi di bellezza e le nostre anime di pace. Sebbene la cremazione e la successiva dispersione delle ceneri dei defunti nelle acque del sacro fiume siano delle esperienze molto forti e suggestive siamo concordi nel pensare che esse rappresentino un’esperienza educativa molto interessante per quei viaggiatori che, come noi, vogliano calarsi completamente nella realtà nepalese. A pochi km a nord di Thamel si trova Bodhnath epicentro della comunità tibetana del Nepal ed il più importante centro religioso buddista di tutta la valle di Kathmandu. Durante la visita a Bodhnath, siamo letteralmente immersi in una atmosfera magica: qui si trova uno degli stupa più grandi del mondo. Passeggiamo a fianco di monaci che si ritrovano in questo luogo per le preghiere quotidiane e ci confondiamo nella corrente umana formata dalle migliaia di profughi tibetani (fuggiti dal loro paese prima dell'invasione cinese). Incuriositi osserviamo i fedeli camminare attorno al maestoso stupa circolare sussurrando i loro mantra, i canti e facendo ruotare le ruote di preghiera. Come in un tempo passato quando i mercanti tibetani si fermavano qui per ringraziare le divinità di averli protetti durante l’impervia traversata dell'Himalaya. Terminiamo la giornata con la visita di un gompa dove assistiamo ad alcune cerimonie religiose rese ancora più suggestive grazie all’uso di gong, trombe e campane. Decidiamo di dedicare le ultime giornate che ci restano alla visita delle antiche città-stato medievali della valle di Katmandu: Patan conosciuta anche come la “città della bellezza” e Bhaktapur che letteralmente significa la città dei devoti. Patan è la seconda città del Nepal, per estensione, dopo Katmandu. La bellezza della città è impressionante ed è difficile trovare le parole per descriverla: la sua splendida Durbar square è ingioiellata da templi induisti, stupa buddhisti, piazze e case che ancora conservano il loro fascino originario. E' un vero viaggio nel tempo che ci riporta indietro di almeno 400 anni. Da non perdere assolutamente il Tempio d’oro (un antichissimo monastero buddista), il tempio di Kumbeshwar a cinque piani ed il Palazzo Reale, oggi sede del museo della città nel quale si accede attraverso la Porta d'oro. Terminiamo il nostro soggiorno in Nepal con la visita alla città di Bhaktapur che è giustamente considerata la città più bella del Nepal. Anche questa volta ci proponiamo di iniziare la sua scoperta partendo dalla sua Durbar Square e di salire al maestoso Tempio di Nyatapola che con i suoi 5 piani e 40 metri d'altezza è il più alto del Nepal. Nel centro di Bhaktapur il traffico è vietato e così possiamo visitare la città ed immergerci nella sua atmosfera incantata. Alla vista delle tre grandi piazze piene di templi comprendiamo il significato del suo nome “città dei devoti”. Verso sera decidiamo di girovagare per le stradine lontane da Durbar Square tra architetture newari e casette con finestre in legno intarsiato nella miriade di cortili affiancati gli uni agli altri, perdendoci tra le piazzette minori. Qui possiamo ammirare scene di vita nepalese, intrise di antiche tradizioni, e calarci nei suoi ritmi quotidiani ed in una realtà in cui i bambini, le donne e gli uomini, poveri ma dignitosi, mantengono un’ indole gentile e vivono con apparente serenità. Questo è il ricordo del Nepal che rimarrà per sempre impresso nei nostri cuori: la gente che ci ha accolto con semplicità e disponibilità immense,il calore gioioso dell’animo nepalese che riflette nei loro occhi ed il sorriso sincero che proviene dal cuore.

“Namastè”

Michela Moretti